Il rischio di premorienza è uno degli elementi fondamentali da valutare nell’istante in cui andiamo a stipulare una polizza vita, poiché dal nostro desiderio di tutelare o meno i nostri cari da tale accadimento dipenderà il tipo di assicurazione che andremo a stipulare, nonché -di conseguenza- il rendimento che un piano di accumulo da noi stipulato avrà a scadenza.


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Cos’è il rischio di premorienza

Innanzitutto partiamo dalle basi: la definizione di rischio premorienza è semplice: si tratta di terminare la propria vita prima della scadenza del contratto di assicurazione (perlomeno restringendo il significato di tale parola al solo ambito assicurativo!). Se da un lato evidentemente non possiamo scegliere quando morire, dall’altro abbiamo l’innegabile vantaggio di poter decidere la durata del contratto secondo le esigenze di copertura della nostra famiglia.

Come assicurarsi per il rischio di premorienza

I modi per coprirsi da questa spiacevole evenienza sono diversi, ma andremo ad elencarvi i 4 più comuni:

  • polizza vita di puro rischio (es. la TCM)
  • polizza mista
  • assicurazione a vita intera

Polizza vita di puro rischio

La TCM è il metodo più efficace ed economico quando non abbiamo alcuna esigenza assicurativa relativa all’accantonamento di un patrimonio. Questo contratto infatti paga solamente la premorienza, senza restituire nulla al sopravvissuto qualora -fortunatamente- il fenomeno non accadesse, il che offre la possibilità di poter donare capitali anche significativi ai beneficiari senza dover versare cifre enormi, anche se non si hanno più 20 anni.

Polizza vita mista

La polizza vita mista è un contratto che unisce due soluzioni a due esigenze contrapposte: accumulare denaro in caso di sopravvivenza e donare un capitale ai beneficiari se tale sopravvivenza non dovesse realizzarsi. In pratica si versa una quota che va a frazionarsi, parte destinata a coprire un rischio, parte l’altro. Il punto a favore è che si rimane spesso assicurati gratis per il rischio premorienza (in alcuni casi anche guadagnandoci rispetto all’inflazione), il punto a sfavore è che la soluzione si presenta costosa, tanto che se ci si vuole assicurare per massimali molto alti si spendono cifre astronomiche; a tutto ciò bisogna aggiungere che spesso queste coperture assicurative vengono vendute in maniera “impropria”, e chi le acquista spesso rimane deluso per la loro mancanza di redditività, poiché tali acquirenti non sentivano così forte la necessità di assicurare la propria premorienza quanto quella di conseguire un guadagno (per raggiungere questo secondo obiettivo esistono prodotti migliori e con caricamenti più bassi). Il più famoso esempio di polizza vita mista in Italia è la controversa D’oro di Alleanza, ma per approfondire questo dettaglio vi consiglio di seguire il link (ed eventualmente partecipare al dibattito che troverete in corso).

Assicurazione a vita intera

L’assicurazione a vita intera, meno utilizzata rispetto alle prime due, è in realtà una soluzione degna di essere valutata in presenza di particolari esigenze: si tratta di un contratto che prevede il pagamento di una somma agli eredi designati in caso di decesso dell’assicurato, in qualsiasi momento esso avvenga. La differenza sostanziale con le prime due tipologie è dunque il fatto che l’obbligazione al pagamento del capitale da parte della compagnia non viene meno al termine della fase di versamento.

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