Per quanto riguarda la gestione del rischio azienda l’Italia conferma ancora una volta la sua triste fama di Paese sottoassicurato per eccellenza.

I problemi (già evidenti) sono stati portati alla luce del grande pubblico da Ania, che ha redatto il report “L’indagine ANIA sulla domanda di assicurazione delle piccole imprese. Caratteristiche e risultati” redatta dal prof. Luigi Guiso (EUI & EIEF), che mette in luce tutti i problemi assicurativi a cui vanno incontro le piccole imprese per motivi che, tutto sommato, sono quasi sempre imputabili alla nostra cultura nazionale, che non ha mai dato troppo spazio alla sensibilizzazione sull’importanza delle coperture assicurative.


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Il 20% delle piccole imprese non è assicurata

Il primo dato inquietante è che 1/5 delle piccole imprese in Italia non ha alcuna copertura assicurativa. Non ci vuole un esperto giurista per comprendere cosa comporta una simile mancanza: nessuna tutela nel caso dovessero bruciare macchinari, né nel caso si facesse male qualcuno in azienda, né in caso di furto.

Perché non ci si assicura?

Come sempre quando si scopre qualcosa di sconcertante, la domanda che è stata posta a chi ha dichiarato di non essersi mai assicurato per nulla è stato “perché?” … le risposte sono preoccupanti quasi quanto il dato: il 75% circa è convinto di non rischiare alcun evento dannoso per la sua impresa, a seguire le motivazioni date sono “l’investimento necessario è troppo elevato”, “nessuno mi ha mai proposto di assicurarmi” e “i contratti non sono equi”.

Il fatto che 3/4 dei non assicurati è convinto che non possa subire alcun danno desta non poca perplessità … il fatto che le piccole imprese non siano soggette a incendi, furti o infortuni non può che nascere da un ottimismo veramente immotivato da parte del titolare.

Chi dice che non è mai stato informato dell’esistenza della possibilità di assicurarsi … beh, in questo caso la colpa va a dividersi a metà con il popolo degli assicuratori e broker, il cui compito dovrebbe essere, oltre che quello di raccogliere le esigenze dei clienti, anche di andarne a cercare di nuovi, informandoli della possibilità di stipulare polizze!

Chi parla di investimenti ingenti potrebbe anche avere delle giustificazioni: una crisi di liquidità potrebbe rendere impossibile assicurarsi, specialmente per garanzie come l’incendio, ove o si assicura tutto o non ha molto senso sottostimare il possibile danno, poiché il risarcimento sarebbe comunque insoddisfacente.

Per quanto riguarda i contratti iniqui … in alcune occasioni potrebbero avere ragione gli imprenditori, anche se bisognerebbe ammettere che qualsiasi contratto tutela sicuramente più degli scongiuri sul fatto che non accada niente di dannoso.

Italiani popolo di onesti?

A dispetto di quanto si potrebbe pensare, i 3/4 degli imprenditori assicurati dichiara di non vedere l’assicurazione come mezzo da cui trarre profitto in caso di sinistro, ma per ciò che è, ovvero una tutela -anche parziale- che risarcisca un accadimento dannoso. Il fatto non può che rallegrare le compagnie assicurative, che sono tuttavia chiamate a riflettere anche sul fatto che non tutti gli imprenditori si fidino invece delle compagnie assicurative … in una scala da 1 a 10 la maggior parte dei capi di piccola azienda dichiara di fidarsi tra 5 e 6 … come dire, le Piccole Imprese dovrebbero assicurarsi meglio, ma se le assicurazioni facessero qualcosa per aumentare la fiducia che la gente ha in esse probabilmente si inizierebbero a vedere i primi progressi.

Più l’azienda è grande, più è assicurata

Un dato confortante (per quanto ovvio) è legato al fatto che tanto più ci si avvicina alla media impresa piuttosto che alla piccola quanto più ci si trova di fronte ad imprenditori bene assicurati, il che può volere dire due cose: è più facile non frenare la propria crescita quando ci si assicura bene, e si diventa tanto meno ignari del bisogno di assicurarsi quando ci si ingrandisce in dimensioni.

Come migliorare queste condizioni?

L’indagine Ania si conclude con ciò che si dovrebbe fare per migliorare questa preoccupante situazione: in definitiva le compagnie dovrebbero migliorare i servizi offerti, aiutare agenti e broker a rapportarsi meglio con i clienti e attuare politiche congiunte con le banche al fine di risollevare l’industria in Italia. Nel frattempo occorrerebbe una stretta sulle frodi assicurative, ancora troppo diffuse, meno interventi da parte dello Stato dopo che un’azienda ha subito danni (in modo da ridurre la spesa pubblica e contemporaneamente sensibilizzare l’imprenditore sul bisogno di assicurarsi) e migliorare lo scambio di informazioni riguardanti il rischio aziende.

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