Terremoto Giappone 11 marzo 2011, il conto alle assicurazioni

1

 terremoto giappone 11 marzo 2011

Il terremoto che ha colpito il Giappone l’11 marzo 2011 sta presentando il proprio conto alle assicurazioni, come era stato previsto nei giorni immediatamente successivi al sisma. Un sospiro di sollievo viene tirato dal settore per chi, meno preparato, avesse temuto dovessero esserci risarcimenti per le cantrali nucleari: i portavoce di Swiss Re garantiscono che le polizze escludono possa essere pagata la contaminazione nucleare (sarebbe troppo rischiosa da assicurare) e, vista la scelta scellerata delle località in cui le centrali sono state costruite, non verranno neppure risarciti i danni che la centrale sta facendo conseguenti al terremoto … pessime notizie quindi per i giapponesi (che ovviamente già sapevano di non essere coperti per questi rischi) ma ottime per le compagnie assicurative e riassicurative.

Le imprese assicuratrici e riassicuratrici, finalmente lo si comprende con una certa esattezza, saranno chiamate a risarcire tra i 15 e i 35 miliardi di dollari americani … dalla stima rimangono esclusi i danni che faranno gli impianti nucleari (danni attualmente incalcolabili, ma che, come precisato sopra, le assicurazioni si sono normalmente tutelati dal pagare rifiutandosi di assumere il rischio, a differenza del terremoto e dello tsunami, potenzialmente assai meno dannosi e più controllabili rispetto a quanto sta attualmente accadendo nella centrale nucleare di Fukushima Daiichi). Il centro di calcolo Air Worldwide ha passato le proprie stime all’agenzia di rating Moody’s, e ciò che ne è uscito è che probabilmente il terremoto che ha colpito le isole di Hokkaido e Honshu è il 7° evento più catastrofico di sempre per le assicurazioni mondiali, immediatamente dopo il passaggio dell’uragano Katrina nel 2005 negli Stati Uniti d’America. Le news che arrivano dall’arcipelago giapponese sono tutt’altro che confortanti, motivo per cui la borsa finanziaria sta perdendo colpi, specialmente per quanto riguarda le grandi compagnie di riassicurazione, che saranno coloro che pagheranno più salato il prezzo dei valori di ricostruzione: Munich Re a Francoforte, Swiss Re a Zurigo e Scor a Parigi sono i titoli che risentono maggiormente dell’accaduto, mentre per i Lloyd’s of London si prospetta un periodo nero: il timore maggiore attualmente è quello che a seguito dei danni da terremoto possa esservi un blocco di molte attività produttive giapponesi, cosa che porterebbe al pagamento di sinistri per interruzione delle attività e, conseguentemente, ad un aumento del prezzo delle polizze danni in tutto il mondo. Altro dato che dovrà essere monitorato con particolare attenzione è la chiusura di numerosi porti del Giappone, primi tra tutti Hachinohe, Sendai, Ishinomaki ed Onahama, più Kashima e Hitachinaka, che però dovrebbero riaprire i battenti entro poche settimane; fortunatamente i terminal di Tokyo sono tutti funzionanti, ma il Lloyd’s List Intelligence stima in 3,4 miliardi di dollari al giorno la perdita che la nazione giapponese sta subendo a causa del mancato movimento delle merci via mare. Pessimismo anche da parte dell’analista Fabrizio Croce, che dagli uffici di Zurigo della Kepler Capital Markets fa sapere che con il terremoto dell’11 marzo è praticamente esaurito il budget catastrofale stipato dalle maggiori compagnie di riassicurazione (non vi è motivo di dubitarne, specialmente per Catlin Group Ltd, Hannover Re e Swiss Re, che sembrano essere le maggiormente esposte). Anche David Carson di HDU (Hardy Underwriting Bermuda Ltd, un sottoscrittore dei Lloyd) sostiene che l’inversione di trend nei premi assicurativi sarà inevitabile.

Allianz rende noto in un comunicato stampa che per certi versi questo terremoto è stato ancora più dannoso di quello che colpì la zona di Kobe nel 1995, anche se la Banca del Giappone e il Ministero delle Finanze nipponico stanno cercando di immettere liquidità nel sistema.

Importanti e tristi le previsioni per la ripresa dell’economia giapponese: Allianz stima che la chiusura delle centrali nucleari interessate dal sisma durerà da 6 mesi a 2 anni, il che getterà la nazione in un contesto di austerity dal punto di vista dei consumi energetici, che dovranno necessariamente calare … continui black-out interromperanno la produzione (e turberanno la vita dei giapponesi) per molti mesi, anche se presumibilmente il Giappone cercherà di sviluppare nel frattempo energie alternative per non dovere più dipendere dalle centrali, e importerà carbone e GNL, che arriveranno via nave dall’estero per ristabilire un equilibrio energetico. Cinicamente (ma giustamente) Allianz aggiunge che paesi esteri aprofitteranno di questa improvvisa debolezza giapponese, che sarà aumentata dal fatto che molti impianti industriali, soprattutto nel settore petrolchimico e dell’acciaio, saranno fuori uso per parecchio tempo. Probabilmente ci saranno perdite analoghe a quelle che si verificarono nel 1995 ai tempi del terremoto di Kobe, quando il Topix crollò del 22%, lo Yen guadagnò il 19%, il rendimento dei JGB calò dal 4,7 % al 2,6% e molti investitori, esteri e locali, abbandonarono il Paese del Sol Levante.

Share.

1 commento

  1. Pingback: Terremoto in Giappone, le assicurazioni vengono in soccorso | assicuri.com

Commenta qui