Evasione fiscale e assicurazioni: un binomio ancora saldo?

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Il problema dell’evasione fiscale in Italia è sentito da sempre, ma ancora di più in questi anni di crisi, in cui si sente ancora più di prima il bisogno di recuperare i soldi sottratti ai cittadini dagli evasori, e si tenta (in maniera più o meno efficace o discutibile, non sta a noi dimostrare quale delle due) con diversi mezzi di far emergere i serbatoi di denaro nero che dovrebbero invece entrare nelle casse dello Stato italiano.
Le assicurazioni sono purtroppo da sempre rifugi ideali per il denaro nero, vediamo il motivo.

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Art. 1923 Codice Civile: impignorabilità e insequestrabilità delle assicurazioni

L’art. 1923 del Codice Civile recita nel seguente modo:
Le somme dovute dall’assicuratore al contraente o al beneficiario non possono essere sottoposte ad azione esecutiva o cautelare (Cod. Proc. Civ. 491 e seguenti, 670 e seguenti).
Sono salve, rispetto ai premi pagati, le disposizioni relative alla revocazione degli atti compiuti in pregiudizio dei creditori (2901 e seguenti) e quelle relative alla collazione (737 e seguenti), all’imputazione (747) e alla riduzione (555 e seguenti) delle donazioni.

Ne consegue che i contratti di assicurazione (stiamo ovviamente parlando di polizze vita) risultano impignorabili ed insequestrabili.

Vedremo più avanti quali sono, talvolta, i limiti interpretativi di questo articolo -in cui il diritto si rivela scienza tutt’altro che esatta- ma ciò che è certo è che quantomeno in linea teorica non esiste la possibilità di disporre il sequestro o il pignoramento delle somme di denaro versate alla compagnia assicurativa.

Le assicurazioni sono davvero impignorabili ed insequetrabili?

Come dicevamo -al di là dell’indubbio ruolo di serbatoi di denaro nero- le polizze assicurative sono davvero impignorabili e insequestrabili in qualsiasi caso? beh, la normalità sarebbe questa, ma alcune sentenze hanno stabilito che questo valga solamente per il risparmio finalizzato alla previdenza, e non ai piani di accumulo in genere, che potrebbe quindi essere sottoposti ad azione esecutiva o cautelare nel caso assolvessero una semplice funzione di risparmio. Per la Corte di Cassazione “la finalita’ previdenziale e’ ravvisabile solo nel caso in cui il contratto abbia raggiunto il suo scopo, in relazione all’interesse garantito”.

Si può dunque dedurre da questa interpretazione che non sempre le somme sono impignorabili e insequestrabile,  ma solo nel momento in cui esse vadano effettivamente ad integrare una pensione; se il contratto è ancora in fase di versamento nel momento in cui i creditori avanzino delle pretese, questi potranno soddisfarsi sul patrimonio.

Evadere il fisco usando le assicurazioni? un falso mito

Alla luce di questa interpretazione della Cassazione si capisce bene come non sia affatto facile farla franca evadendo il fisco utilizzando polizze vita. Non vi è garanzia di segretezza (le compagnie per comprovati motivi possono rilasciare informazioni), e bisogna aspettare molti anni per poter considerare “in salvo” i propri risparmi.

Tutto questo ovviamente non per offrire una spiegazione a chi intenda frodare l’agenzia delle entrate, bensì per sgombrare il campo da un dubbio spesso diffuso, e talvolta utilizzato come leva per stipulare contratti di importi assai sostanziosi per motivazioni che -almeno parzialmente- hanno ben poco a che vedere con la previdenza privata; l’evasione fiscale non è in alcun modo aiutata dalla stipula diassicurazioni, che possono invece essere di aiuto al malfattore per quanto riguarda la destinazione dei fondi neri.

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