Privatizzazione della sanità: paura dei cittadini, gioia delle assicurazioni

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Negli ultimi giorni si è parlato molto di politica in Italia, vuoi per il ballottaggio delle primarie del centrosinistra, che ha visto Bersani (vecchia conoscenza del mondo delle assicurazioni) trionfare su Matteo Renzi, vuoi per le preoccupanti dichiarazioni del Presidente del Consiglio Mario Monti riguardo alla sanità che portavano a dedurre tra le righe il rischio di una privatizzazione di questo settore tradizionalmente pubblico in Italia.

Mario Monti 2012

Vediamo cosa rischierebbero gli italiani passando da una sanità pubblica a una privata, cosa ci guadagnerebbero le assicurazioni e a quali modelli dovremmo guardare, tenendo comunque presente che lo stesso Mario Monti ha precisato che si tratta di un rischio che si tenderà a scongiurare con apposite contromisure.

Monti vuole davvero privatizzare la sanità?

Innanzitutto una riflessione iniziale: sebbene i giornali abbiano creato un allarmismo di non poco conto noi di Assicuri Blog non ce la sentiamo di affermare -in base alle sue stesse dichiarazioni- che Mario Monti voglia privatizzare la sanità, innanzitutto poiché si tratterebbe di un processo lungo, che durerebbe anni e che contrasta con il mandato ancora breve che il Senatore a vita ha come Presidente del Consiglio.

Nonostante l’ex rettore della Bocconi abbia sicuramente tirato più volte l’acqua al mulino di banche e assicurazioni,  egli sta parlando di un ripensamento e rinnovamento del sistema sanitario nazionale, che non vuole dire per forza privatizzazione … se da un lato l’aumento della vita media e il deficit in cui versa l’Italia non inducano all’ottimismo, dall’altro possiamo senz’altro affermare che le possibilità per trovare una soluzione esistono, anche senza bisogno di ricorrere tutti quanti ad assicurazioni sanitarie che coprano tutte le prestazioni mediche e chirurgiche.

Quali sono gli svantaggi della sanità privata?

Quello che viene passato come vantaggio della sanità privata (e in alcuni casi lo è), ovvero una maggiore efficienza, è normalmente anche il suo svantaggio, poiché tale presunto migliore funzionamento è dovuto al fatto che si tratti di una forma di cure più “esclusiva”. Siccome il diritto alla salute per ogni cittadino è garantito per Costituzione in Italia, non possiamo immaginare un modello di sanità privata per tutti quegli interventi che possono cambiare realmente le nostre condizioni di salute, poiché vincolare -ad esempio- un intervento al cuore al fatto che si abbiano o meno i soldi per stipulare un’assicurazione sanitaria apparirebbe come palesemente incostituzionale. Discorso diverso invece per i piccoli interventi che non vanno sostanzialmente a minare le nostre condizioni di salute, che potrebbero, ipoteticamente, essere ritoccati nel caso ci fosse reale necessità di operare tagli alla sanità.

Se pensiamo inoltre che anche negli stati più votati al liberismo e al capitalismo si sta ripensando la sanità in modo da renderla “un po’meno privata” (vedi la riforma sanitaria di Obama) si capisce come andare a sovvertire completamente il modello italiano non sarebbe conveniente se non, forse, per le compagnie assicurative.

Il modello tedesco di sanità

Sebbene le parole di Mario Monti incutano un certo timore, probabilmente non vanno prese in maniera così drastica e potrebbero, se vogliamo azzardare un’ipotesi, avvicinare il modello italiano a quello tedesco, che si muove su base solidaristica prima ancora che assicurativa. In Germania le prestazioni sanitarie sono assicurate, ma i fondi sono pubblici, mentre le casse malattia lavorano non a scopo di lucro, senza contare che oltre il 2,5% dei cittadini usufruiscono di una sanità pubblica simile alla nostra … se da un lato la privatizzazione della sanità non la riteniamo vantaggiosa nè percorribile, dall’altro potremmo guardare con interesse modelli esteri che prevedano prestazioni non a scopo di lucro, specialmente se dal 2013 in poi effettivamente dovessero iniziare a scarseggiare i soldi destinati alle cure mediche.

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