ASPI domestici – una tantum per anzianità di servizio

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Tra le più importanti novità nel mondo delle assicurazioni lo scorso anno c’è stata l’introduzione dell’ASPI (assicurazione sociale per l’impiego) dal governo Monti, nell’ambito della riforma Fornero (Legge 92/2012). Se questa notizia è passata inosservata a chi si interessa specialmente di RC Auto, lo stesso non si può dire per chi è abituato a informarsi sulle assicurazioni nel senso più largo del termine. Cerchiamo dunque oggi di risolvere un quesito sul quale ci è stata spesso richiesta delucidazione, ovvero la situazione relativi all’ASPI nel settore del lavoro domestico.

 

Lavoratori domestici più tutelati con la riforma Fornero

Colf, badanti, personale di servizio domestico in genere sono più tutelati che in precedenza anche grazie al fatto che l’assicurazione ASPI viene finanziata anche dal datore di lavoro che, in caso di licenziamento del lavoratore, è obbligato a versare un contributo una tantum ad essa destinato.

Come si calcola il contributo all’ASPI dei domestici?

Il dubbio più frequente riguardo a questa assicurazione, da parte del datore di lavoro, è dunque come si calcola il contributo ASPI da versare ai domestici?

Il calcolo va eseguito sulla base dell’anzianità di servizio, calcolando 483,80 € annui di versamento per il lavoro a tempo pieno, con la soglia di 1.451,40 € per i rapporti di lavoro con più di due anni di anzianità.

L’ASPI è dovuta anche in caso di licenziamento per giusta causa

L’assicurazione sociale per l’impiego va pagata anche se il licenziamento avviene per giusta causa, mentre in caso di dimissioni volontarie di colf e badanti questa non sarà dovuta, e anche questa precisazione è dovuta, in quanto inizialmente uno dei dubbi più frequenti riguardava appunto il fatto di dovere o meno versare l’una tantum anche in caso di gesti estremamente gravi da parte del lavoratore (es. furti nella casa del datore di lavoro).

ASPI: arma a doppio taglio per i domestici

Sebbene l’intento di questa assicurazione sociale sia senz’altro quello di migliorare la stabilità economica del lavoratore domestico, alcune proteste sono piovute anche da parte dei sindacati, che ritengono il provvedimento un’arma a doppio taglio, che potrebbe alla lunga disincentivare le assunzioni di questo genere di personale.

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