Abolizione del Tacito Rinnovo: aumenti in arrivo

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Sono mesi che si sta parlando del DDL Concorrenza, fortemente voluto dal governo Renzi e tuttora in fase di discussione. Una delle ultime norme approvate vuole l’abolizione del tacito rinnovo nelle polizze danni, provvedimento fortemente stigmatizzato sia dai professionisti del settore che dalle associazioni di consumatori, vediamo il perché.

L’abolizione del tacito rinnovo causa aumenti di tariffa ogni anno

Il primo motivo per non gradire l’abolizione del tacito rinnovo nelle assicurazioni riguarda quei contratti danni la cui tariffazione va in base all’età dell’assicurato (es. le polizze sanitarie, malattia e simili), facciamo un esempio pratico per comprendere meglio:

Se l’assicurato “x” stipulava una assicurazione sanitaria a 35 anni con tacito rinnovo e spendeva 500 € annui aveva la certezza che tale premio non sarebbe aumentato sicuramente per tutto il periodo in cui il contratto si sarebbe rinnovato tacitamente, ovvero fino a quando la compagnia assicurativa gli avesse imposto di rivederlo per aggiornarlo a nuove necessità sopraggiunte.

Con l’abolizione del tacito rinnovo si dovrà stipulare un contratto nuovo ogni volta, ma l’assicurato x ogni anno sarà più anziano, e la sua assicurazione sanitaria sarà dunque ricalcolata ogni volta su una tariffa sempre più onerosa:

iniziando con 500 € a 35 anni si troverà -supponiamo- a pagare 520 € a 36 anni, 550 € a 37 anni, 585 € a 37 anni e così via.

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Abolire il rinnovo tacito rende l’assicurato più debole nei confronti dell’assicurazione

Come fa giustamente notare ANAPA (l’Associazione Nazionale dei Professionisti delle Assicurazioni) un altro effetto deleterio dell’abolizione del tacito rinnovo è quello di rendere l’assicurato più debole nei confronti della compagnia di assicurazione, e paradossalmente tanto più indifeso sarà l’assicurato quanto più precarie sono le sue condizioni di salute:

al momento di rinegoziare il contratto (ogni anno dunque, in assenza di proroga tacita) la compagnia può anche decidere di “lasciare a casa il cliente” e non assicurarlo … inutile dire che l’interesse dell’assicurazione è quello di non offrire copertura a chi per essa costituisce una spesa certa, ovvero persone che nel frattempo si sono ammalate e sono entrate in cura sottoponendosi a dispendiosi trattamenti.

La possibilità di recedere andava data solo al consumatore

Secondo il presidente dell’associazione a difesa dei diritti del consumatore Konsumer Italia Fabrizio Premuti (il cui parere trova perfettamente d’accordo anche noi) l’approvazione della norma è un gesto di “pura follia”, poiché porta le compagnie a scaricare i clienti che di anno in anno diventano bisognosi di cure, egli aggiunge che una liberalizzazione ben fatta dovrebbe dare il diritto di recedere unilateralmente dal contratto al solo assicurato, in modo da aumentare la concorrenza tariffaria senza indurre continui aumenti e mancanza di tutela nei confronti dell’assicurato.

 

 

 

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