Il Tar del Lazio ha annullato la maxi multa comminata a 31 compagnie di assicurazioni che non avevano fornito i dati riguardanti gli incidenti stradali denunciati da propri clienti all’Isvap.
La decisione merita quantomeno alcune riflessioni, in parte sull’evento in sè, in parte sulle motivazioni che spingono le compagnie ad essere così restie a comunicare all’organo di vigilanza i dati relativi ai sinistri stradali.
L’Isvap può richiedere i dati sugli incidenti alle assicurazioni
L’Isvap, che contestò l’incompletezza dei dati in alcuni casi, in altri la fornitura di dati errati, ha pieno diritto a richiedere questo genere di informazioni alle compagnie assicurative, questo anche il Tar del Lazio non lo nega.
Ciò su cui le compagnie (comprese alcune big del settore come Ina Assitalia, Toro, Allianz, Generali) sono andate a “sindacare” è il fatto che non si tratta, ogni volta che si restituisce un dato errato o non lo si comunica affatto all’Isvap, di autonome violazioni che comportano autonome sanzioni.
Il Tar ha considerato fondata questa osservazione, che non va ad intaccare la necessità di una sanzione bensì la sua entità, che presumiamo sarà notevolmente diminuita.
Non siamo chiaramente noi le persone adatte a criticare il Tar del Lazio nè a dargli ragione, sorgono tuttavia, analizzando questa notizia, alcune domande.
Perché le compagnie di assicurazione comunicano dati errati o incompleti riguardo agli incidenti?
L’intenzione dell’Isvap sarebbe quella di creare un database degli incidenti stradali (quantomeno di quelli denunciati alle assicurazioni), il che è perfettamente plausibile ed auspicabile per tutti, specialmente in questo 2012 che si sta annunciando come l’anno della repressione alle frodi assicurative.
Dopo che il governo Monti sta lavorando per portare in carcere fino a 5 anni chi truffa le assicurazioni, incentivare l’installazione di scatole nere per monitorare gli automobilsti, utilizzare autovelox e telecamere per scoprire chi non ha l’assicurazione in regola ecc. la cosa più logica dovrebbe essere vedere le assicurazioni collaborative nel fornire i dati relativi ai sinistri (primo passo per scoprire le frodi) … perché ciò non accade?
I motivi possono essere tanti … diciamo che a pensare male si fa peccato, quindi potremmo anche pensare che si tratti di disordine, dimenticanze, distrazioni … certo che 31 compagnie coinvolte in una lunghissima serie di violazioni ed omissioni destano anche il sospetto che ci sia una dose di dolo in quanto accaduto.
Le truffe assicurative pesano più del dovuto sul premio medio italiano?
Non vogliamo fare i complottisti e dire che le compagnie “marcino sopra” i sinistri auto … potrebbe essere semplicemente che in alcuni casi ci sia stata convenienza a non fornire i dati per timore che qualcosa non tornasse senza che per questo esistesse un disegno elusivo vero e proprio … certo è che molti analisti e matematici hanno avuto a volte il sospetto che le compagnie assicurative utilizzassero il discorso dei “troppi sinistri”, veri o fraudolenti che siano, per aumentare le tariffe più del dovuto.
Difficile trovare conferma in questi sospetti (servirebbero un accesso ai dati e competenze matematiche che sinceramente ci sono precluse) … guardando le tariffe ad occhio e vedendone l’evoluzione nel corso degli anni in alcune compagnie -non in tutte!- il sospetto è legittimo.
Agenzia antifrode per completare la “stretta”
Per completare la stretta alle truffe assicurative l’agenzia antifrode deve essere in grado di funzionare, e per questo è necessario che i dati all’Isvap non solo vengano comunicati in maniera completa, ma anche che questo “filtro”, concettualmente sacrosanto, non vada a impantanare le pratiche sospette, per evitare che tanti innocenti automobilisti vengano privati del risarcimento o lo ricevano con ritardi eccessivi.
Fino ad oggi abbiamo difeso il diritto da parte delle assicurazioni a non pagare i falsi incidenti o i risarcimenti gonfiati, oggi chiediamo alle imprese del settore di fornire però all’Isvap gli strumenti adatti perché questo accada senza disagi per il cliente.